sabato 31 ottobre 2009

Burj Dubai: fra poche settimane l'inaugurazione del grattacielo più alto del mondo

Mancano poche settimane all'inaugurazione del grattacielo più alto del mondo, il Burj Dubai. La cerimonia avverrà nel cuore della metropoli omonima, negli Emirati Arabi, lungo la Sheikh Zayed road. Il nuovo grattacielo - che sarà visibile a occhio nudo anche da 90 chilometri di distanza - tocca gli 818 metri. Il suo record, però, verrà riconosciuto solo dopo il battesimo ufficiale della costruzione. Parola dei tecnici del Council on Tall Buildings and Urban Habitat ('Consiglio per gli edifici alti e l'habitat urbano'). Attualmente, quindi, l'edificio più alto del pianeta rimane il Taipei 101 (Taipei), con i suoi 508 metri di altezza. Per muoversi lungo il grattacielo più alto del mondo - in tutto 160 piani - sono stati approntati super ascensori che viaggiano a 65 chilometri all'ora. È previsto anche il via vai di una navetta verticale che, da terra,'vola' fino al 125esimo piano. Il Barj Dubai - progettato da Owings e Merrill Skidmore (gli stessi delle famose Sears Tower di Chicago) - è costato 4,1 miliardi di dollari; 20miliardi di dollari se si considera anche l'area urbana adiacente costruita in contemporanea. I prezzi al metro quadrato sono a dir poco imbarazzanti: 43mila dollari al metro quadrato per gli uffici, e 37mila dollari per i residence Armani all'interno della struttura. Ma la corsa al grattacielo più alto della Terra non finisce qui. Ci sono anche altri avveniristici progetti che - nei prossimi anni - potrebbero addirittura polverizzare il record del Burj Dubai. Il Burj Mubarak al-Kabir, per esempio, detto 'il gigante alato', raggiungerà in Kuwait i 1001 metri di altezza, e sarà dotato di profili alari verticali larghi 1-2 metri che verranno inclinati in base al vento. La Murjan Tower (Torre del corallo) a Manama, Bahrain, invece, potrebbe raggiungere i 1022 metri di altezza, per un totale di 200 piani: a questo progetto sta lavorando la ditta danese Henning Larsen. Infine c'è già chi parla di strutture alte fino a 1.400 metri. E in Italia? Il record è del milanese Pirellone - nuova sede della Regione Lombardia - alto 161 metri. A Milano, però, per Expo 2015, sono previsti altri due nuovi progetti che rivoluzioneranno gli orizzonti meneghini e annulleranno il record di altezza ottenuto dal Pirellone: Citylife e Porta Nuova. Citylife, progetto del 2006, riqualificherà la vecchia zona della Fiera. Nel 2014 in questa zona sorgeranno, infatti, molti edifici nuovi fra cui tre grattacieli alti rispettivamente 220, 190 e 170 metri (il Dritto, lo Storto, il Curvo). Per il progetto di Porta Nuova, invece, previsto per il 2012 nella zona compresa fra la stazione Centrale e la stazione di Porta Garibaldi, verranno edificati una decina di moderni 'skyscraper' di altezza compresa fra i 94 e i 160 metri.

Il video girato l'anno scorso nel cantiere del Burj Dubai:


venerdì 30 ottobre 2009

Il virus A comincia a far paura

Virus A: l'epidemia ha ufficialmente preso il largo. Sono già 11 le vittime italiane della nuova influenza. Dieci malati, però, erano già considerati a rischio per altre malattie. Solo una vittima non aveva altri problemi: è la donna di Messina deceduta il 19 settembre. La Campagna è la regione più colpita con quattro vittime in tre giorni. Secondo il viceministro della Sanità Ferruccio Fazio "siamo il Paese più colpito dell'Unione Europea" (con la Spagna). Ma precisa, di nuovo, che "l'influenza A resta una malattia leggera". L'incidenza attuale parla di circa 380 malati ogni 100mila abitanti: 230mila gli abitanti del Belpaese colpiti dal virus. Molti gli under 14, con 600 casi ogni 100mila persone. In ogni caso gli esperti del centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità fanno sapere che il picco non è ancora stato raggiunto. "I mesi più difficili saranno novembre e dicembre". Alta l'incidenza del male (3-4 volte superiore all'influenza stagionale), ma bassa la mortalità. È il parere unanime degli specialisti. Intanto si procede con il piano vaccinazioni che dovrebbe coinvolgere 25milioni di italiani. Ma sono già scoppiate le polemiche. La consegna dei vaccini, infatti, starebbe avvenendo a rilento. A Napoli, per esempio, degli 800mila vaccini previsti ne sono arrivati 130mila. Simile la situazione a Bari e a Genova. Nel frattempo le scuole e gli asili si svuotano. In Lombardia il 30% degli studenti è a letto con l'influenza, mentre a Roma, in alcuni istituti le assenze toccano il 50%. Per il momento, comunque, nessun istituto è stato chiuso per il virus H1N1.

giovedì 29 ottobre 2009

IL CERVELLO VIEN SUONANDO

Chitarra, pianoforte, flauto. Non importa lo strumento che avete scelto per vostro figlio o che lui stesso ha scelto di suonare. Ciò che conta è che coltivi al meglio la passione per la musica, perché un domani, non solo sarà in grado di destreggiarsi con il pentagramma (cosa che non tutti sapranno fare), ma potrà anche godere di un quoziente intellettivo più elevato della norma. Non per niente molti componenti del Mensa (associazione internazionale di cui fanno parte solo persone con un QI superiore a 148), si sono dedicati (e spesso ancora si dedicano) alla musica. Sono queste, in sostanza, le conclusioni di uno studio condotto da scienziati dell’Università di Zurigo. Gli esperti hanno visto che il cervello di chi impara a suonare la chitarra o il pianoforte (ma anche tutti gli altri strumenti), subisce un cambiamento positivo dal punto di vista strutturale e cognitivo: rispetto a quello di chi non suona nulla, infatti, diviene più grande, più ricettivo, in pratica più efficiente. Dal punto di vista intellettuale è emerso che, in media, il quoziente intellettivo di chi pizzica le corde di una chitarra o soffia nelle meccaniche di una tromba, aumenta di 7 punti. Il fenomeno riguarda indistintamente grandi e piccini e provoca, inoltre, un miglioramento complessivo dell’attività cerebrale, che si ripercuote su una maggiore capacità di accumulare informazioni (non solo musicali) e di memorizzare fatti ed eventi.
Oltretutto, imparando la musica, si controllano meglio le emozioni. Lutz Jancke, psicologo dell’Università di Zurigo, dice che «imparare uno strumento porta a un incremento del QI intellettivo di bambini e adulti». Riguardo agli over 65, di solito poco propensi a cimentarsi in nuove attività, è emerso che basta suonare uno strumento per un’ora alla settimana per 4 o 5 mesi per modificare, in meglio, l’“architettura” del cervello. Coinvolte in questo cambiamento anche aree legate al coordinamento degli arti, spesso deficitarie in chi è più in là con gli anni. «Per quanto riguarda invece i bambini» continua Jancke «si è visto che chi si dedica allo studio del pianoforte è più disciplinato ed è in grado di organizzarsi e di concentrarsi meglio degli altri». In sostanza, precisa lo studioso, i piccoli che suonano qualche strumento, a lungo andare, diventano più brillanti e più svegli dei coetanei attratti da altre occupazioni. Ma l’importanza di imparare a suonare uno strumento non finisce qui. Lo studio svizzero ha messo in evidenza che questa attività facilita addirittura l’apprendimento delle lingue straniere, e il senso di empatia verso chi ci circonda: «Tutto parte dal presupposto che studiando accordi e tonalità diviene più semplice tenere a mente frasi e parole e quindi lingue straniere» spiega lo scienziato d’oltralpe. «Inoltre i piccoli che imparano a suonare uno strumento, riescono, ascoltando semplicemente il tono di voce di una persona, a inquadrarne lo stato d’animo e a intuirne, quindi, esigenze e pensieri». Risultati analoghi a quelli di Jancke sono stati ottenuti recentemente anche da Glenn Schnellenberg, psicologo dell’Università di Toronto. In questo caso lo scienziato ha sottoposto a una serie di test 144 bambini di 6 anni, suddividendoli in quattro gruppi. Alla fine si è visto che il QI migliorava soprattutto nel gruppo di bambini che aveva studiato musica. A questo punto secondo gli studiosi è necessario andare avanti con la ricerca per capire come e quando la musica può essere utilizzata anche in campo medico. Il passo successivo, quindi, sarà quello di affiancare lo studio di uno strumento musicale nelle terapie per la riabilitazione neurologica - legata, per esempio, a persone che hanno subìto ictus - o nella lotta all’Alzheimer.


(Pubblicato su Libero il 29 ottobre 09)

Ares I-X: missione compiuta

Missione compiuta. Il razzo Ares I-X ha portato a termine con successo il suo obiettivo. Ieri alle 11.30 di Cape Canaveral, il lancio fino a 45 chilometri di altezza (come preventivato). Un volo di sei minuti, prima del capitombolo finale nell'oceano Atlantico, appeso a 3 giganteschi paracaduti, a circa 250 chilometri di distanza dalla base di lancio. Il test è servito a dimostrare la possibilità di inviare nello spazio la nuova navicella Orion, con la quale gli astronauti (presumibilmente quattro) potrebbero tornare sulla luna nel 2020. Spesa complessiva del progetto 445milioni di dollari. A questo punto, però, bisognerà vedere cosa intenderà fare il presidente americano Barack Obama: se vorrà quindi proseguire con il programma 'Constellation' (comprendente i test coi razzi Ares), o decidere per una soluzione alternativa. In questi giorni sta prendendo contatti con la commissione Augustine. Staremo a vedere. Sotto il video del lancio di ieri dalla base di Cape Canaveral.


mercoledì 28 ottobre 2009

Il primo fiore? Risale a 130milioni di anni fa

Anche per Darwin fu un autentico mistero: l'origine delle prime piante con fiore, le cosiddette angiosperme (che si differenziano dalle gimnosperme - per esempio le pinacee - ritenute più primitive). Ma oggi, finalmente, siamo in grado di chiarire questo affascinante aspetto della biologia grazie allo studio effettuato da un team di scienziati americani. La ricerca, pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Botany, e ripresa oggi da Science Daily, racconta di una serie di test effettuati sui semi di Trithuria, genere botanico appartenente alla famiglia delle Hydatellacee e rappresentante delle angiosperme più antiche. Secondo gli esperti in questo tipo di vegetali avviene una doppia fertilizzazione, processo in cui un gamete maschile si unisce con l'ovocellula e produce l'embrione, mentre un altro gamete maschile si lega a un gamete femminile (nucleo secondario) dando luogo al cosiddetto endosperma, che ha il compito di proteggere e nutrire l'embrione. La formazione dell'endosperma è una prerogativa delle angiosperme, e probabilmente ha avuto il definitivo sopravvento in seguito alla formazione di proto embrioni che fallirono l'obiettivo di trasformarsi in piante. "Questa teoria è supportata anche da altri studi - rivela Paula Rudall, a capo dello studio -. Probabilmente all'inizio c'erano molte similitudini strutturali fra embrione ed endosperma, che col tempo si sono differenziati, dando origine alle 'piante con fiore'". Secondo i ricercatori le angiosperme fecero la loro comparsa nel Cretaceo, circa 130milioni di anni fa. Oggi sono rappresentate da circa 230mila specie. Si svilupparono da gimnosperme oggi estinte, piante che avevano cominciato a creare intorno al seme uno strato protettivo. Tra le angiosperme più primitive ci sono, per esempio, le magnoliales, comprendenti piante come la nota magnolia. La loro primitività è dovuta a una serie di fattori includenti foglie semplici e intere, legno privo di vasi aperti, stami terminanti con una porzione superiore sterile. Oggi le angiosperme vengono divise in due classi, dicotiledoni e monocotiledoni.

Per contattare Paula Rudall: p.rudall@rbgkew.org.uk

martedì 27 ottobre 2009

Ares I-X: pronti al decollo

Siamo in attesa del decollo del razzo Ares I-X dal Kennedy Space Center, in Florida. L'ultima notizia della Nasa ci dice che la partenza avverrà alle 15.54. Sono già stati rimossi i teli antipioggia: un buon segno. La missione durerà pochi minuti. Il mezzo spaziale raggiungerà i 50mila metri di quota alla velocità massima di 4,7 volte la velocità del suono, dopodiché precipiterà nell'oceano Atlantico. È il primo test ufficiale della nuova generazione di razzi vettori destinati al trasporto delle navicelle che sostituiranno definitivamente gli shuttle. Il razzo è composto da cinque elementi principali: il primo stadio (costituito da un razzo a combustibile solido derivato dai Solid Rocket Booster dello space shuttle ), la massa e il simulatore della capsula per gli astronauti, il "Launch Abort System", fondamentale per permettere alla navicella di staccarsi dal razzo in caso di problemi, il sistema di controllo dell'inclinazione e l'avionica. In più ci sono circa 700 sensori necessari a comunicare i dati alla stazione di controllo. Risale al 15 gennaio 2008 il lancio di un modello in scala 1:100 del razzo Ares I. Dopo l'esperienza di oggi sarà la volta di un altro volo di prova (Ares I-Y). I primi voli con equipaggio sono previsti, invece, per il 2015.

Per seguire il lancio in diretta: http://spaceflightnow.com/ares1x/status.html

La traiettoria del missile:

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Causa maltempo il lancio è rinviato a domani...

Encefaliti, micosi, tbc: malattie tropicali sempre più diffuse anche in Europa

Uno studio commissionato dal governo inglese mette in allarme l’Europa: sono sempre più diffuse le malattie tropicali. Peraltro si conoscono poco e non si è in grado, quindi, di diagnosticarle in tempo. A fare più paura sono le encefaliti virali di origine tropicale. Secondo le stime inglesi sono almeno una cinquantina le persone che, nel Regno Unito, soccombono annualmente a simili patologie. Dati analoghi in Usa. Solo a New York, nel 2000, sono morte almeno dieci persone per questo tipo di malattia. In prima linea c'è dunque la lotta contro le encefaliti da virus del Nilo occidentale e quelle provocate dal virus Tahnya. In entrambi i casi si ha a che fare con agenti virali difficilmente individuabili e trasmissibili da animali come le zanzare. “L’agente patogeno responsabile di questi morbi viene individuato solo nel 40% dei casi – spiega Ernie Gould, ricercatore presso l’ateneo di Oxford. Ma non sono solo le encefaliti a preoccupare. Negli ultimi quattro anni i casi di tubercolosi sono raddoppiati, così come le malattie della pelle causate da parassiti di aree calde, come la larva migrans, la tunga penetrans e le micosi profonde. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero complessivo di persone colpite ogni anno da malattie tropicali si aggira intorno ai 330milioni. 170milioni i casi di Trichomonas; 62milioni quelli dovuti a infezioni da gonococco; 89milioni gli individui vittime di infezioni da Chlamydia; 12milioni quelli soggetti a sifilide. Un terzo dei nuovi casi (111milioni) riguarda, peraltro, giovani di età inferiore ai 25 anni. Ma da dove arrivano queste malattie e perché sono diventate così frequenti? Secondo gli studiosi britannici “molti di questi virus si nascondono nella popolazione animale più comune: insetti, conigli e uccelli”. Qui passano un lungo periodo di incubazione prima di colpire l'uomo. I motivi del fenomeno, invece, risiedono soprattutto nel continuo movimento di turisti e nell'immigrazione. Le statistiche dicono che ogni anno nel mondo oltre 1miliardo e 200milioni di persone attraversano i confini del proprio stato, temporaneamente o per sempre. Si calcola che nel mondo gli immigrati siano oltre 175milioni, dei quali 23milioni vivono in Europa. In Italia gli stranieri regolari rappresentano il 4,6% della popolazione residente. Provengono da oltre 156 Paesi di Africa, Asia, America Latina ed Europa dell’Est.

lunedì 26 ottobre 2009

Influenza A: pronti a intervenire con il 'piano X'

E se non fossimo realmente in grado di contrastare l'influenza suina? Gli Usa propongono una soluzione shock: curare solo le persone sane e giovani, trascurando invece anziani, disabili e soggetti in dialisi. È quanto emerge dal New York Times. Secondo il prestigioso giornale americano in molti stati le autorità sanitarie si stanno preparando al peggio, e quindi cercando soluzioni estreme per cercare di salvare il salvabile. È uno scenario da brivido, ma secondo molti medici davanti a una pandemia come quella provocata dalla febbre Spagnola nel 1918, non ci sarebbero molte altre possibilità: meglio intervenire su chi ha qualche chance di farcela, rispetto a chi ha già grossi problemi di salute e dunque esigue possibilità di sopravvivere al virus H1N1. Nei dettagli la prima categoria che verrebbe abbandonata al suo destino è quella dei "Do Not Resuscitate", individui che nel testamento biologico hanno dichiarato di essere contrari ad ogni tipo di accanimento terapeutico. A seguire ci sono gli anziani, le persone colpite da insufficienza renale cronica e costrette alla dialisi, e infine i pazienti con gravissime malattie neurologiche. Oltre una certa soglia di guardia, quindi, potrebbe scattare il 'piano x': niente ricovero ospedaliero, né uso di respiratori artificiali, per chi - indipendentemente dall'influenza suina - rischia la vita. Fra gli stati che appoggiano questa (drastica) iniziativa c'è lo Utah, dove le disposizioni verranno applicate a partire dai centri per anziani, per poi giungere agli istituti per disabili e ai penitenziari. Per non calcare troppo la mano gli specialisti parlano di "smistamento". In realtà non è che una selezione darwinina imposta dall'uomo, in modo da salvaguardare i più forti, e abbandonare al loro destino i più deboli. C'è chi è contrario a queste disposizioni come Mary Buckley-Davis, specialista di rianimazione, che teme sommosse contro chi decide di staccare la spina a un determinato paziente. A favore invece c'è Ann Knebel del Department of Health la quale sostiene che "la prospettiva cambia se si comincia a pensare alla collettività e non ai singoli". Intanto il presidente americano Barack Obama ha decretato l'emergenza sanitaria nazionale. L'influenza A ha già coinvolto 46 stati americani, e contagiato milioni di statunitensi. Fino ad ora si parla di circa 20mila ricoveri e 1000 vittime (fra cui più di 100 bambini).

domenica 25 ottobre 2009

600milioni di anni: il successo evolutivo dei 'vermi'

Brutti, viscidi, ributtanti e appiccicosi. Ecco qualche aggettivo, fra quelli più usati, per definire una categoria di animali che tutti conosciamo bene, ma da cui preferiamo mantenerci a debita distanza: i vermi. La cattiva considerazione che si ha di questi invertebrati è, però, appannaggio di chi non conosce bene i segreti del mondo animale. Stando infatti ai biologi evoluzionisti i 'vermi' sono degli animali eccezionali. Di più. Secondo Christopher Lloyd - autore del libro "What On Earth Evolved?" - sono addirittura le creature che hanno avuto più successo nella storia biologica del pianeta. La parola 'verme', in realtà, è inappropriata. È invece corretto parlare di 'anellidi' per definire un phylum animale caratterizzato da creature fra loro simili dotate di prerogative anatomiche specifiche come la metameria (il corpo suddiviso in tante piccole parti uguali) e il celoma (cavità presente negli animali più evoluti posta fra il canale alimentare e la parete del corpo). Un classico esempio di anellide è fornito dal conosciutissimo lombrico. Nel libro dato recentemente alle stampe dall'autore inglese sono elencati i cento gruppi animali e vegetali più influenti della storia evolutiva del pianeta: ebbene, gli anellidi sono al primo posto - seguiti da alghe e cianobatteri - gli uomini al sesto. Ma perché gli anellidi sono così importanti nella scala evolutiva delle specie viventi? Per molteplici motivi, assicurano gli specialisti, a partire dalla loro straordinaria longevità. Questi animali, infatti, vivono sulla Terra da un numero assai notevole di anni: circa 600milioni. Se pensiamo che qualche giorno fa è stata data notizia del più antico ominide scoperto risalente a 4milioni di anni fa (battezzato Ardi), comprendiamo immediatamente il significato del loro successo biologico. I primi anellidi comparvero nel precambriano. Erano degli invertebrati marini molto semplici. La loro storia evolutiva continuò imperterrita nonostante l'estinzione di massa dell'ordoviciano (433milioni di anni fa), in cui scomparve il 60% delle specie viventi. In seguito, circa 400milioni di anni fa, conquistarono la terraferma. "Siamo soliti pensare come un'impresa straordinaria il primo passo dell'uomo sulla Luna di Neil Amstrong - dice Lloyd - in realtà il primo passo compiuto sulla terraferma da un 'verme' è stato sicuramente più importante". I 'vermi' sono fondamentali anche per la loro anatomia rivoluzionaria, sulla base della quale si sono poi sviluppate molte altre specie più complesse. Anche l'uomo ha 'preso' dai 'vermi' tanto che Lloyd arriva a definire la nostra specie - sicuramente con una punta d'ironia - "il risultato del super-abbellimento di un 'verme'". Fra le conquiste anatomiche più significative di queste creature ci sono, per esempio, il sistema circolatorio chiuso e il sistema escretore caratterizzato da strutture chiamate 'metanefridi'. Infine è sempre agli anellidi che si deve dire grazie se oggi viviamo in case confortevoli e società progredite. Stando infatti all'autore di "What On Earth Evolved" questi animali - nutrendo il terreno con i loro escrementi - hanno creato i presupposti per lo sviluppo dell'agricoltura, da cui poi si sono originate le prime civiltà. L'importanza di animali poco apprezzati come i lombrichi è condivisa anche dagli scienziati italiani che, però, sottolineano l'importanza anche di altre specie misconosciute: "Non so se la graduatoria di Lloyd sia condivisibile - spiega Marco Ferraguti, biologo evoluzionista dell'Università di Milano -. In ogni caso sono d'accordo con lui sul fatto che i lombrichi abbiano fatto la superficie della Terra e la stiano ancora modificando sotto i nostri occhi. Più in generale si potrebbe dire che gli animali più influenti sono spesso misconosciuti: il suolo fertile ospita circa un milione di nematodi per metro quadrato; i depuratori di acque reflue ospitano decine di rotiferi per centimetro cubico. Quando parliamo di biodiversità la gente pensa alla savana africana, ma gli zoologi pensano a quell'esercito sterminato di aiutanti microscopici senza i quali noi non potremmo vivere". Gli esperti dell'Università di Modena e Reggio Emilia, invece, precisano che nonostante l'importanza biologica dei lombrichi "la metameria che li caratterizza è un aspetto biologico considerato primitivo".

(Pubblicato su Libero il 27 ottobre 09)

sabato 24 ottobre 2009

Scoperto 'buco' lunare dove potrebbe sorgere la prima casa degli astronauti

Sonda giapponese individua sul suolo lunare un buco che potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri. Secondo gli esperti potrebbe rappresentare il luogo ideale dove costruire la prima base per gli astronauti. Era da un paio di anni che un team di planetologi della Jaxa, l'agenzia spaziale nipponica, stava perlustrando la superficie lunare in cerca di questo tipo di strutture geologiche, particolarmente stabili e potenzialmente utilizzabili come 'ripari' dalle radiazioni cosmiche. Il 'buco' individuato si trova nei pressi delle colline "Marius Hills" e presenta un diametro di circa 65 metri. Difficile risalire alle sue origini. Gli studiosi, comunque, pensano possa essere il risultato di un'eruzione vulcanica avvenuta miliardi di anni fa. In questo momento la sonda statunitense Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa sta approfondendo le caratteristiche della particolare formazione geologica fotografandola nei dettagli. È un periodo di grande fermento per ciò che riguarda l'esplorazione lunare, a riprova del fatto che fra non molto (entro il 2020?) l'uomo tornerà a far visita al nostro unico satellite. Poco tempo fa un missile ha centrato la luna sollevando polvere e detriti che, una volta analizzati, potranno rivelare la definitiva presenza di acqua, rivoluzionando completamente la geofisica del satellite. Secondo Larry Taylor dell'Università del Tennessee, "è molto probabile che ogni tonnellata di suolo lunare sia composto al 25% di acqua".

Lancette indietro di 60 minuti: si torna all'ora solare

Stanotte torna l'ora solare. Pronti quindi a recuperare i 60 minuti persi il 29 marzo scorso con l'introduzione dell'ora legale (che si ripresenterà il 28 marzo 2010). Le lancette degli orologi dovranno dunque essere spostate indietro di un'ora, alle 3, posizionandole sulle 2. Il passaggio dall'ora solare a quella legale (e viceversa) viene proposto per la prima volta nel 1784 dall'inventore del parafulmine Benjamin Franklin. Nel 1916 l'entrata in vigore ufficiale. Poi però questo sistema per risparmiare energia elettrica, viene interrotto per diversi anni (soprattutto durante il secondo conflitto mondiale), prima di essere ripristinato definitivamente nel 1966. L'ora legale vige in tutti i paesi dell'Unione Europea, mentre nei paesi equatoriali - dove la variazione di luminosità fra inverno ed estate è minima - le lancette dell'orologio non subiscono cambiamenti durante l'anno (tranne in rari casi). Nell'emisfero australe, naturalmente, segue un calendario invertito rispetto all'Europa e al Nord America. Il risparmio energetico, adottando i due orari, è garantito. Per quanto riguarda l'Italia, dal 2004 al 2007, si è risparmiato complessivamente oltre 2,5miliardi di kilowattore, corrispondenti a circa 300milioni di euro.

(Pubblicato su www.milanoweb.com)

I numeri dell'industria pornografica

Ogni secondo, nel mondo, si spendono 3.075 dollari in pornografia. È solo uno fra i dati resi noti dall'ultimo numero in edicola di Wired, relativo alla cosiddetta economia del porno-dollaro. Secondo scienziati e analisti non c'è niente che renda di più. Alla faccia della crisi. 97miliardi di dollari è il giro d'affari dell'industria del porno ogni anno. Ci sono circa 5milioni di siti dedicati alla pornografia. 9milioni gli italiani che ne usufruiscono, secondo le statistiche di Eurispes: fra gli impiegati il 25% visita siti hard anche durante le ore lavorative. Il 90% del mercato riguarda quattro paesi: Cina, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Sex.com è il dominio più costoso di tutti i tempi: nel 2006 è stato acquistato per circa 14miliardi di dollari (280 volte il guadagno di Rocco Siffredi per un film). In cima alla classifica dei massimi produttori di video a luci rosse ci sono gli Stati Uniti: in Usa si realizza un film pornografico ogni 39 minuti. Nello stesso arco temporale la catena inglese di Sex Shop Ann Summers vende 185 sex toys. Infine fra le parole più ricercate in un anno al primo posto c'è "sex" con 75.608.612 di clic.

venerdì 23 ottobre 2009

"Traffic stress disorder": la malattia degli automobilisti

Passare troppo tempo in macchina fa male alla salute. Lo dice un’equipe di studiosi inglesi che ha coniato una nuova malattia: "Traffic stress disorder". Le vittime? Uomini e donne che – soprattutto per questioni lavorative – sono costretti ogni giorno a guidare anche per più di due ore e a buttare via del tempo prezioso per cercare parcheggio. Lo studio - commissionato dalla Direct Line, compagnia di assicurazioni scozzese - ha coinvolto quasi duemila automobilisti, contattati tramite mail. Secondo gli esperti la Traffic stress sindrome (Tss) è un vero disturbo psichiatrico. All’inizio possono esserci aumento del battito cardiaco (nel 20% dei casi), cefalea (19%), sudorazione delle mani (12%). Dopodichè subentrano disturbi più debilitanti come nausea, confusione e crampi allo stomaco (9%). A lungo andare la sindrome predispone a problemi più seri comprendenti aumento del livello di aggressività, ansia, depressione, disturbi sessuali. La ricerca dice che la Tss coinvolge un automobilista britannico su tre. In Italia, secondo l’Istat, riguarda addirittura il 50% dei pendolari che si affidano alla propria auto per andare al lavoro. Soluzioni? Poche. Fra queste quella di introdurre lo psicologo nelle scuole guida per preparare i futuri automobilisti ai rischi della Tss.

giovedì 22 ottobre 2009

Nephila komaci: alla scoperta del ragno più grande del mondo (e della super ragnatela)

Il ragno più grande del mondo? Vive in Africa e in Madagascar. Soprattutto le femmine sono di dimensioni eccezionali: fino a 12 centimetri di diametro. I maschi invece, per via del dimorfismo sessuale, sono di solito più piccoli e vivono sottoterra. L'aracnide è stato scoperto da Matjaz Kuntner della Slovenian Academy of Sciences and Arts e da Jonathan Coddington, del National Museum of Natural History di Washington DC. L'animale, battezzato Nephila komaci, contrariamente a molti altri ragni non è velenoso per l'uomo. Tesse ragnatele di dimensioni notevoli, fino a un metro di diametro, dalla colorazione peculiare, giallognola con riflessi marroncini. Grazie a queste trappole ingegnose riesce a procurarsi il cibo per il sostentamento quotidiano, rappresentato perlopiù da insetti, ma anche animali più grossi come uccelli e lucertole. I due scienziati studiano questa famiglia di ragni da circa 30 anni. In questo arco temporale sono riusciti a ricostruirne l'albero genealogico. Secondo gli studiosi, quando il genere Nephila ha fatto la sua comparsa sulla Terra, era rappresentato da ragni di piccole dimensioni; poi le femmine sono via via diventate sempre più grandi, fino a 7 volte le dimensioni degli esemplari che le hanno precedute. Il progressivo ingrandimento della specie ha avuto il sopravvento per garantire una maggiore protezione delle uova, e per difendersi da animali come le vespe e le formiche. Oggi i ragni individuati da Kuntner vengono tenuti sotto controllo perché sono a rischio di estinzione. Il loro habitat naturale è infatti minacciato dall'uomo. Sempre in tema di ragni, è di qualche tempo fa, invece, la scoperta della ragnatela più grande del mondo. Si trova in Texas e riesce a coprire ben 180 metri di alberi e cespugli. Probabilmente è opera di più ragni: gli esperti parlano del lavoro incessante di 250 ragni appartenenti a 12 specie differenti. Inizialmente bianca e candida, col tempo il suo colore è diventato più scuro per via dei numerosi insetti rimasti intrappolati.

Video: la ragnatela più grande del mondo

mercoledì 21 ottobre 2009

L'uomo impedisce la formazione di nuove specie

L’uomo riduce la biodiversità non solo con l’inquinamento, la pesca e la deforestazione, ma anche impedendo la nascita di nuove specie. Una nuova specie si forma quando – in un determinato habitat - intervengono dei fattori esterni che impediscono la consueta comunicazione tra membri dello stesso raggruppamento tassonomico. Esempio: una penisola che si trasforma in isola. Gli studiosi della British Columbia di Vancouver hanno condotto un primo esperimento nei laghi canadesi, evidenziando che nel tempo una specie di spinarello ha dato origine a due varianti dell’animale: la prima rappresentata da individui tozzi e robusti che trascorrono la maggior parte del tempo sul fondo dei laghi; la seconda da pesciolini agili e longilinei che nuotano a pieno ritmo in prossimità della superficie. Secondo gli studiosi questo non è altro che l’inizio di un processo di speciazione, processo che porta appunto alla differenziazione di due specie completamente diverse. Ma ora – le ultime analisi condotte sul territorio – hanno dimostrato che il fenomeno è stato interrotto: le due varianti di spinarello hanno infatti cominciato a frequentarsi e soprattutto ad accoppiarsi, mettendo in comune i caratteri ereditari e quindi impedendo il passo successivo necessario alla formazione di due specie distinte. I motivi? Un crostaceo, il gambero americano. La presenza dell’animale – introdotto dall’uomo - ha alterato fortemente le dinamiche ecosistemiche dei laghi dove vivono gli spinarelli costringendoli a variare le proprio abitudini e a “fondersi” tra loro. Il secondo esperimento è stato condotto alle Galapagos. Qui gli scienziati hanno osservato una popolazione di fringuelli destinata a dividersi in due specie differenti. La specie A che si nutre dei semi piccoli delle piante, la specie B che si nutre di quelli grandi. In questo caso l’uomo è intervenuto negativamente alterando la dieta di entrambe le varianti di fringuello. Gli uccelli hanno trovato infatti più appetitosi i chicchi di riso forniti dall’uomo che non i tradizionali semi. Risultato – anche qui come negli spinarelli del Canada – si sta assistendo a un processo di speciazione inversa, ovvero a un’indiretta azione antropogenica che impedisce lo sviluppo di nuove specie.

Un sonnifero per svegliare dal 'torpore' i pazienti in coma vegetativo

Un comune sonnifero impiegato normalmente per ridurre gli stati ansiosi potrebbe aiutare la ripresa dell’attività cerebrale in pazienti in stato di coma vegetativo. Sono le conclusioni di un team di esperti inglesi al lavoro presso un centro di Springs in Sudafrica. Gli scienziati – guidati da Ralf Clauss del Royal Surrey County Hospital di Guilford – hanno somministrato il farmaco a tre pazienti da anni impossibilitati a compiere qualunque azione fisica e verbale: due vittime di gravi traumi cranici, un uomo sopravvissuto a un prolungato stato di anossia dopo una caduta in mare. Il farmaco avrebbe dovuto semplicemente ridurre lo stato di agitazione che colpiva i tre durante la notte. Ma il medicinale – lo zolpidem – ha fatto molto di più. Ha consentito, infatti, ai malati di interagire di nuovo con il mondo esterno. Dice Clauss che questi ultimi sono stati in grado di riconoscere nuovamente i familiari, parlare, rispondere a domande (seppure molto semplici) e addirittura guardare la televisione. La condizione di veglia è durata giusto il tempo dell’effetto del medicinale - poche ore - dopodichè i malati sono tornati al loro consueto torpore. Ma è da questo piccolo risultato che gli esperti intendono comunque partire per sviluppare una nuova terapia tesa al recupero di traumatizzati condannati a una vita da vegetali. Ma come è possibile che un farmaco – peraltro predisposto semplicemente per aiutare a dormire – possa addirittura riattivare un cervello rimasto “spento” per anni? È una domanda alla quale non è possibile ancora dare una risposta definitiva. Probabilmente – rivelano i ricercatori – lo zolpidem possiede la capacità di attivare aree del cervello che normalmente rimangono inattive. Aree dormienti in un cervello normale, ma che in un organo cerebrale compromesso – se opportunamente sollecitate - possono entrare in funzione. Il coma vegetativo – come quello dei tre pazienti sudafricani - è una condizione di profonda incoscienza nella quale il malato perde conoscenza e sensibilità, è ridotto solo a un corpo che mantiene alcune minime funzioni vitali. Spiegano i ricercatori che dopo un anno è di solito giudicato irreversibile. Da non confondere con il coma profondo, dal quale in alcuni casi è possibile uscire. In Italia ci sono circa 1.500 casi di questo genere, negli Stati Uniti circa 20mila adulti e 10mila bambini. La maggior parte dei pazienti muore entro cinque anni, qualche caso molto raro (in media 1 su 50mila) sopravvive oltre i 15 anni.

Sempre più italiani malati di sesso

Malati di sesso. O "Sex and love addicted". Sono sempre di più. E sempre più eterogenei, suddivisibili, cioè, in categorie specifiche. Ci sono persone che devono continuamente avere rapporti sessuali con prostitute; individui che navigano tutta notte in cerca di nuovi siti hard; donne e uomini che ricercano situazioni estreme dove è spesso la violenza ad avere il sopravvento. L'allarme è stato lanciato da Mario Croce, psicologo e criminologo italiano, in occasione delle Settimane del benessere psicologico in programma in Lombardia fino al 31 ottobre. "Nel nostro Paese le richieste di aiuto di persone colpite da questo tipo di problemi sono in costante aumento - dice Croce -. In comune hanno l'incapacità di domare gli istinti sessuali". Secondo le ricerche effettuate dagli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 6% degli uomini e il 3% delle donne, sono ossessionati dal sesso e/o da fantasie a esso collegate. Il sesso dipendente è di solito una persona sola, di età compresa fra i 20 e i 45 anni, che utilizza il sesso per soffocare le delusioni della vita. Apparentemente può sembrare un individuo perfettamente integrato nella società, tranquillo e disinvolto; in realtà 'teme l'intimità' e ha difficoltà nei rapporti interpersonali. Il sesso vissuto in maniera morbosa non è mai appagante: dopo l'atto sessuale compulsivo, infatti, subentrano sensi di colpa e un senso di disgusto verso se stessi. Questo tipo di problemi, a lungo andare, si riflette sulla sfera psichica causando numerosi disturbi fa cui ansia, insonnia, depressione, stanchezza cronica. A livello fisico, invece, si possono avere disfunzioni sessuali come eiaculazione precoce, anogarsmia, malattie veneree. Nei casi più gravi la dipendenza sessuale può diventare incontrollabile e sfociare in pratiche come lo stupro o l'incesto. Celebri malati di sesso sono (stati) Michael Douglas, Robbie Williams e Kate Moss.

martedì 20 ottobre 2009

Nuova pillola contro la depressione. Arriverà nel 2010

Una molecola di nuova generazione in grado di combattere la depressione interferendo con il ritmo circadiano dell'uomo sarà disponibile a partire dal 2010. Il farmaco è stato brevettato in febbraio ed è già disponibile in vari Paesi fra cui Brasile, Argentina, Inghilterra e Russia. L'agomelatina - questo il suo nome ufficiale - è il primo medicinale in grado di risincronizzare i ritmi circadiani. In pratica fa le veci della melatonina, regolando l'attività delle aree cerebrali coinvolte nella depressione. Dai primi test sembrerebbe molto più efficace di altri farmaci. In particolare, uno studio condotto su 276 pazienti e pubblicato sul Journal of Clinical Psychofarmacology, dimostra che la malattia viene debellata nel 73% dei casi, contro il 57% dei casi trattati con le terapie tradizionali. Peraltro l'agomelatina non ha grossi effetti collaterali, ed è tollerata molto bene dall'organismo.

lunedì 19 ottobre 2009

Gyrobike Gyrowheel e si impara ad andare in bici in un'ora

Una bicicletta rivoluzionaria che promette di insegnare ai bambini - in un'oretta - come muoversi sulle due ruote senza cadere e… senza rotelle. Si chiama Gyrobike Gyrowheel ed è una ruota speciale, caratterizzata da un giroscopio interno in grado di mantenere in equilibrio una ruota anche se subisce scossoni dall'esterno. L'impiego di questo sistema - tecnicamente definito dispositivo fisico rotante che, per effetto della legge di conservazione del momento angolare, tende a mantenere il suo asse di rotazione orientato in una direzione fissa - già impiegato negli elicotteri, è stato pensato per i bambini, ma potrebbe, in realtà, tornare utile anche ai tanti adulti che non sanno ancora andare in bici, o persone di una certa età che si ostinano a voler girare in bicicletta, correndo il rischio di cadere. L'azione del giroscopio è garantita da una batteria ricaricabile. L'avveniristica bicicletta è stata inventata dagli americani e potrebbe essere in vendita dal 2010.


Oms: "Lo smog provoca più vittime degli incidenti stradali"

L’Organizzazione Mondiale della Sanità mette in allarme dal traffico cittadino. Lo smog provoca più morti degli incidenti stradali. Secondo gli esperti dell’Oms sono più di due milioni le morti premature attribuibili annualmente ai fattori d'inquinamento urbano. A fare più paura sono le cosiddette polveri sottili (PM10), prodotte da numerosi processi meccanici: attività di costruzione, combustione, trasporto. Le polveri sottili provocano effetti a breve termine, come irritazioni delle mucose e allergie, ed effetti a lungo termine come sviluppo di neoplasie. Mediamente 8.220 morti ogni anno sarebbero riconducibili agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 microgrammi per metro cubo. Destano preoccupazione anche l’ozono, responsabile di asma e tosse, e il biossido d’azoto, legato alle irritazioni di occhi, naso, gola, e polmoniti, soprattutto nei bambini. Lo smog è un fenomeno tipico dei centri industrializzati. Recentemente l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) ha fatto sapere che la Cina ha superato gli Stati Uniti per quanto riguarda le emissioni di sostanze inquinanti. 16 delle città più inquinate del mondo si trovano, infatti, in Cina. Il fenomeno, in questo caso, è alimentato dal fatto che c'è una costante migrazione di persone dalle campagne alle città, in cerca di lavoro. Il Pil nazionale ha, dunque, registrato tassi di crescita compresi fra l'8 e il 10%, ma sono aumentati anche i consumi, soprattutto di energia. Di conseguenza la circolazione autostradale ha raggiunto livelli mai visti prima, soprattutto in metropoli come Pechino, Shangai, Chongqing e Shenzhen.

domenica 18 ottobre 2009

L'uso della pillola influenza i gusti delle donne

Entrata in commercio quaranta anni fa, la pillola anticoncezionale viene oggi utilizzata da una moltitudine di donne per evitare gravidanze indesiderate e per tenere meglio sotto controllo il ciclo mestruale. Ciò di cui però non si è a conoscenza è il fatto che il medicinale - in questo lasso temporale - ha anche determinato un progressivo cambiamento dei gusti delle donne nei confronti dell'uomo. Stando infatti a un team di studiosi inglesi dell'Università di Sheffield, la pillola anticoncezionale, alterando i normali livelli ormonali per bloccare l'ovulazione, influisce anche sull'attività cerebrale, compromettendo il regolare approccio al mondo maschile. Gli scienziati ci aiutano a capire il fenomeno dicendo che, di pari passo con il consolidamento della terapia a base di estrogeno e progestinico, gli uomini con i lineamenti più femminili sono diventati via via sempre più desiderati, mentre un tempo questa categoria di rappresentanti del sesso forte, non veniva nemmeno considerata. Negli anni Cinquanta le donne erano stordite da bellezze alla Kirk Douglas o alla Burt Lancaster; negli anni Sessanta da gente come Sean Connery o Steve McQueen; negli anni Settanta da personaggi come John Travolta o Ryan O'Neil. Dunque all'epoca di film come "Grease" sono passati circa venti anni dall'introduzione della pillola anticoncezionale negli Usa, e già si comincia a notare un certo cambiamento nei gusti delle donne: come si può notare dagli esempi citati, i visi dai lineamenti femminili, cominciano a piacere di più, a scapito di quelli duri, severi e squadrati dei più anziani divi hollywoodiani. Questa tendenza è poi proseguita fino ai giorni nostri passando per star degli anni Ottanta come Michael J. Fox, celebrità degli anni Novanta tipo Brad Pitt, sex symbol degli anni Duemila come Zac Efron, classe 1987, proclamato da Rolling Stone "il ragazzo più tappezzato nelle camere delle adolescenti". A questo punto ci si domanda: come mai chi assume la pillola per tanto tempo finisce con l'essere attratta dagli uomini 'più femminili'? Secondo i ricercatori britannici le donne che prendono la pillola ricercano soprattutto individui a loro simili dal punto di vista genetico, perfettamente rappresentati dai maschi più effeminati. Al contrario le donne che non assumono contraccettivi orali sono maggiormente attratte dal classico macho, uomo dominante che le possa proteggere e soprattutto rendere madri. Dietro a questa curiosa differenza si cela, dunque, la volontà più o meno conscia di mettere o non mettere al mondo dei figli. "Ci sono studi che dimostrano come le somiglianze genetiche all'interno di una coppia possano essere legate all'infertilità - dicono gli esperti sulla rivista Trends in Ecology and Evolution. In pratica le donne che prendono la pillola, orientandosi sui maschi più femminili (o più infantili), rafforzano la loro intenzione di non voler diventare mamme prima del tempo. Viceversa, le donne che non assumono contraccettivi, sono attratte soprattutto dalle figure teoricamente più riconducibili al ruolo paterno.

sabato 17 ottobre 2009

La genetica fa luce sull'olocausto

Due gli scopi dell’iniziativa: consentire il ricongiungimento di parenti e famiglie dispersi nel corso della seconda guerra mondiale e aiutare la ricerca a risolvere le malattie genetiche. Il riferimento è al cosiddetto progetto Dna Shoah, proposto dagli studiosi dell’Università dell’Arizona. Gli scienziati intendono assegnare un nome alle vittime dell’olocausto e ricostruire, quindi, i legami di parentela tra i sopravvissuti grazie alle moderne tecniche di analisi del Dna: sono migliaia e migliaia, infatti, i bambini rimasti orfani nel corso dello sterminio messo in atto da Hitler, e molti di loro (e dei loro discendenti) potrebbero essere parenti senza saperlo. La stessa tecnica è stata utilizzata anche dai medici forensi per risalire all’identità delle vittime dell’11 settembre, dopo l’attacco al World Trade Center, e dello tsunami che ha colpito l’Indonesia nel 2004. Coinvolto nello studio uno tra i massimi esperti di genetica delle popolazioni, Michael Hammer; al suo fianco Syd Mandelbaum, figlio di uno dei sopravvissuti e da anni impegnato nella ricostruzione della documentazione relativa alla storia (e alle storie) dell’olocausto. Il numero delle vittime che intendono analizzare i due studiosi è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e fotografica), dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate. Secondo gli scienziati oltre 6 milioni di ebrei non sono finiti nei forni crematori ma sono stati sepolti, e i loro resti di giorno in giorno rivedono la luce un po’ in tutta Europa, in particolare in Germania. Molti vengono scoperti nei pressi dei principali campi di concentramento, strutture create a partire dal 1933 per imprigionare gli oppositori politici. Dopo la “Notte dei lunghi coltelli” la direzione dei campi passò alle S.S. Il corpo nazista estese l’utilizzo dei campi per “immagazzinare” altri tipi di indesiderabili, tra i quali appunto centinaia di migliaia di ebrei. Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen furono alcuni tra i primi campi di concentramento costruiti rispettivamente vicino a Monaco, Weimar e Berlino. Con gli ebrei nei lager nazisti sono finiti anche zingari, polacchi, slavi, dissidenti politici, e sacerdoti.

Col gene Marilyn Monroe tutti diventano attraenti

Irresistibili al punto da far perdere la testa a chiunque, compresi gli individui di sesso opposto. Uomini e donne, quindi, così attraenti da riuscire ad affascinare indistintamente maschi e femmine. Non è fantascienza, ma è ciò che potrebbe accadere se potessimo bloccare l’azione di particolari ormoni legati all’attività sessuale. Gli scienziati hanno, in realtà, condotto i loro studi sui moscerini della frutta, insetti riconducibili alla genetica umana, dei quali ci serviamo da tempo per studiare nuove terapie contro Alzheimer e Parkinson. Si è visto che i moscerini della frutta trattati geneticamente - in modo da non fargli produrre più un particolare ferormone, sostanza di cui si servono per comunicare fra loro e soprattutto per gestire l’accoppiamento - vanno incontro a un fenomeno che gli studiosi hanno definito “tsunami sessuale”. Si basa sul fatto che gli insetti ogm diventano incredibilmente più attraenti di ogni altro dittero e in pratica “rimbambiscono” tutti gli altri membri della comunità, che si accoppiano con loro indipendentemente dal sesso: «Maschi normali privi della sostanza ormonale esaminata diventano attraenti sia per i maschi sia per le femmine» spiega Joel Levine, dell’Università di Toronto, a capo dello studio. «Mancando questi segnali chimici vengono, infatti, annullate le barriere dell’accoppiamento». Il fenomeno ha luogo anche se, in questa specie, l’omosessualità è una pratica non riconosciuta. «La conclusione di Levine è credibile da un punto di vista entomologico perché lo scopo dei ferormoni è proprio quello di “mettere i paletti” alle attività riproduttive», ci spiega Ivo Rigamonti, entomologo dell’Università di Milano. «Senza i paletti il sistema può effettivamente crollare, e da qui forse deriva il termine “tsunami sessuale” che comunque trovo improprio». Per arrivare a questi risultati gli esperti hanno introdotto nel genoma dei moscerini della frutta un gene - battezzato non a caso Marilyn Monroe, in virtù del notevole fascino emanato dalla celebre attrice americana - in grado di uccidere tutte le cellule che secernono le sostanze chiave per i ferormoni che permettono l’accoppiamento. «Questo studio prova che, contrariamente a quanto si è sempre creduto, i ferormoni non sono indispensabili all’attività riproduttiva», rivela Nicolas Gompel, biologo dell’Institute of Develompmental Biology a Marsiglia. «Probabilmente ci sono altri aspetti della fisiologia di questi animali che ancora ci sfuggono». Su Nature, dunque, gli scienziati vanno cauti: è necessario non fare confusione con la specie umana, anche se può essere stuzzicante pensare a una pillola in grado di rendere più attraente che mai una certa persona. Un farmaco, oppure un particolare detergente, in grado di trasformare chiunque di noi nell’Angelina Jolie o nel Brad Pitt di turno, capaci di far crollare uomini e donne ai nostri piedi. L’uomo, dicono gli esperti, ha una fisiologia molto più complessa. In particolare quelli che possono essere definiti i “messaggi d’amore” si basano su molteplici aspetti, probabilmente difficili da elencare tutti e non tutti dipendenti dalla chimica: «L’uomo possiede molti modi per riuscire a valutare e classificare il giusto partner sessuale, a partire da un efficientissimo apparato visivo, non di certo riconducibile a quello degli insetti» conclude Levin. Simile il parere degli studiosi del Centro di Sessuologia di Milano, pur sottolineando che tutte le osservazioni che si fanno sulla natura e sugli animali hanno sempre qualcosa da insegnare. «In particolare» spiega Gabriele Guerini Rocco dell’ente milanese «questa ricerca canadese da una parte ridimensiona molto il ruolo dei feromoni nel corteggiamento e nell’attrazione tra due individui; si allontanano quindi le speranze di chi pensava di produrre una pillola per stimolare l’attrazione erotica (la sola idea di un erotismo meccanico e artificiale fa rabbrividire). Dall’altra parte conferma che le leggi dell’attrazione tra due soggetti, siano essi di sesso opposto o dello stesso sesso, non seguono la chimica, ma viaggiano secondo codici sconosciuti (e che tali vogliono rimanere)».

(Pubblicato su Libero il 17 ottobre 09)

venerdì 16 ottobre 2009

Perchè è importante lavarsi le mani dopo essere andati in bagno

Solo un terzo degli uomini si lava le mani dopo aver fatto pipì. Molto più alta invece la percentuale delle donne, circa il 70%. Sono i risultati di uno studio condotto da esperti della London School of Hygiene & Tropical Medicine, tramite una serie di strumenti elettronici posti nei bagni pubblici. Altre percentuali, invece, parlano di circa 3,2 milioni di batteri per 2,5 centimetri quadrati presenti sull'asse del wc e 6.267 batteri per 2,5 centimetri quadrati che bivaccano felicemente sulla maniglia del gabinetto. Ma il dato più significativo è senz'altro quello riguardante il fatto che sulle mani del 28% delle persone è riscontrabile la presenza di batteri fecali. Secondo gli esperti non sono numeri da sottovalutare, perché questi germi possono veicolare molte malattie, da banali influenze a patologie più serie come la toxoplasmosi, e l'epatite A. Gli scienziati hanno visto che è, in ogni caso, possibile influenzare il comportamento di chi si reca alla toilette con semplici messaggi posti sui prodotti igienici del tipo "il sapone uccide i microbi". Fanno poi sapere che non tutti i detergenti sono validi allo stesso modo. I migliori sono quelli privi di sostanze alcaline con ph 5,5; bocciate invece le tradizionali saponette, spesso terreno di coltura ideale per i germi. Quando si esce dal bagno il consiglio degli igienisti è dunque quello di strofinare le mani per 30 secondi (mentre la maggior parte di noi le strofina dai 7 ai 10 se­condi), con acqua tiepida, tenendole rivolte verso il basso per evitare che i germi raggiungano i polsi. L'importanza di lavarsi periodicamente le mani è, del resto, provata anche da numerosi altri studi. Per esempio si è visto che, educando i bimbi degli asili a compiere questa azione igienica, si riduce l'incidenza delle malattie respiratorie del 14% in Canada, del 12% in Australia e del 32% in America. In generale è emerso che indurre i più piccoli a lavarsi le mani almeno 5 volte al giorno riduce le visite pediatriche per infezioni polmonari e delle alte vie respiratorie del 45%. In Paesi sottosviluppati come il Pakistan porta, invece, a un decremento del 50% dell'incidenza della polmonite e della gastroenterite. L'Unicef rende, infine, noto che sono 1,5 milioni i bambini sotto i cinque anni che vengono uccisi dalla diarrea. Eppure basterebbe insegnare loro a lavarsi le mani dopo aver usato i servizi igienici e prima di toccare gli alimenti per ridurre del 40% la percentuale di persone colpite da questa malattia. In ultima analisi è giusto sottolineare l'importanza di lavarsi le mani - specialmente in momenti critici come questi in cui imperversa il problema della febbre suina - tuttavia non bisogna farne un'ossessione. Ci sono individui che, anche senza reali necessità, compiono ripetutamente quest'azione; non per una questione igienica, ma per scaricare l'ansia. In questi casi si parla di disturbo ossessivo-compulsivo e il medico di riferimento è lo psichiatra.

giovedì 15 ottobre 2009

SCHIAVI DI INTERNET

In panico se non c'è internet a disposizione. Succede a una persona su due (abituata a navigare). Sono i risultati di uno studio condotto in Inghilterra dall'Istituto di ricerca The Future Laboratory. Gli esperti hanno visto che oltre il 60% degli internauti dà segni di nervosismo e ansia se non riesce a connettersi a una rete internet, sia fissa che mobile. La stessa percentuale, quindi, si sente rilassata e tranquilla nel momento in cui ha l'opportunità di navigare online. Nel 36% dei casi il fenomeno riguarda individui che temono di non poter più comunicare coi propri famigliari; nel 31% dei casi persone che hanno paura di non riuscire a terminare un certo lavoro; il 27% degli intervistati, invece, va in crisi perché non riesce più ad avere notizie dei 'movimenti' degli amici. Gli studiosi parlano di un senso di privazione così intenso da causare un malessere psichico a tutti gli effetti: "L'idea di perdere una mail, un messaggio o un invito su Facebook, può avere un impatto assai negativo sull'equilibrio psicofisico ", spiega lo psicologo James Brook. Va però sottolineato che esiste (seppur in minore misura) anche il fenomeno contrario: vale a dire quello di individui che non potendosi connettere provano sollievo. Riguarda circa il 29% degli internauti, frastornati dal numero eccessivo di chiamate, mail, e messaggi vari cui sono sottoposti ogni dì. Comunque il fenomeno della dipendenza da internet sta incrementando sempre più. Per far fronte a questo problema in Usa e in Cina - dove almeno il 10% degli internauti sta male se non può collegarsi - sono già sorti numerosi centri per disintossicarsi dalla rete. In Italia, invece, è nato il primo centro per curare i 'drogati' di Facebook. Per avere informazioni è necessario contattare i medici dell'Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma. Sempre nel nostro Paese un gruppo di lavoro delle Università di Roma, Chieti e Palermo sta intanto approfondendo il fenomeno. Gli scienziati hanno, in particolare, analizzato l'attività quotidiana di 100mila ragazzi fra i 15 e 21 anni evidenziando che il 3,7% soffre di una grave forma di "dipendenza comportamentale".

mercoledì 14 ottobre 2009

L'ambiente e non la genetica alla base dell'altruismo

La bontà d'animo? Dipende soprattutto dall'ambiente, mentre la genetica pare poco coinvolta. Sono le conclusioni di uno studio effettuato da ricercatori americani dell'Università della California. Gli esperti hanno analizzato le attitudini comportamentali e sociali di varie popolazioni, calcolando dal punto di vista genetico e culturale la predisposizione ad azioni altruistiche. Dai test è emerso che, in pratica, l'educazione che si riceve è più 'forte' dell'assetto cromosomico e che quindi l'altruismo è una virtù che si consolida osservando individui particolarmente 'buoni' come chi rischia la vita per gli altri (soldati, pompieri), o ascoltando i 'buoni consigli' di chi si dedica completamente al prossimo (missionari). Con ciò, quando aiutiamo, per esempio, uno straniero, non lo facciamo perché siamo 'programmati' geneticamente a compiere questo gesto, ma perché - magari senza esserne consci - ci hanno semplicemente insegnato a farlo. Per arrivare a questi risultati Adrian V. Bell - a capo dello studio - ha utilizzato un'equazione matematica chiamata "Price equation" e i dati del World Values Survey (WVS), progetto finalizzato a monitorare i principali mutamenti culturali e sociali a livello mondiale. Secondo gli specialisti il fenomeno potrebbe riguardare anche gli animali, in speciale modo primati e cetacei. La bontà indotta dall'insegnamento avrebbe, infine, un retroscena evoluzionistico: imparando, infatti, dagli altri a far del bene, anche noi diventiamo altruisti facilitando il prosieguo della specie.

Individuato fenomeno rarissimo: un tumore passa dalla madre al feto

Le cellule tumorali possono passare dalla madre al feto attraverso la placenta. È la prima volta che degli scienziati verificano un fatto del genere - definito in gergo medico 'passaggio transplacentare ' - dopo più di 100 anni di ricerche. Gli esperti inglesi dell'Institute of Cancer Research hanno evidenziato il fenomeno in 17 mamme, ma lo studio principale pubblicato sui prestigiosi PNAS, si è basato sull'esperienza di una donna giapponese, il cui bimbo - subito dopo la nascita - ha sviluppato la stessa forma di tumore della madre. Secondo gli esperti la trasmissione della malattia dalla madre al feto si verifica in seguito a un difetto del sistema immunitario del nascituro, incapace di riconoscere la nocività delle cellule materne malate. In pratica il piccolo si ammala di un tumore 'clone' di quello materno, con cui condivide le stesse mutazioni genetiche. Il fenomeno è rarissimo. In ogni caso i tumori del sangue e della pelle sembrerebbero essere quelli che, con più facilità, attraversano i vasi della placenta.

(Pubblicato su Libero il 14 ottobre 09)

martedì 13 ottobre 2009

Vizi e virtù del sonnellino pomeridiano

Svelato il mistero legato all’irresistibile desiderio di schiacciare un pisolino subito dopo pranzo, la classica pennichella. Dipende tutto dal glucosio. Stando infatti alle conclusioni di esperti dell’Università di Manchester dopo pranzo il livello di glucidi nel sangue cresce notevolmente, provocando l'inattivazione degli ormoni ipotalamici, il cui compito è quello di mantenere vigili. Secondo gli studiosi questo meccanismo fisiologico avrebbe permesso all’uomo primitivo - e permette ancora oggi agli animali - di rimanere attivo quando la fame iniziava a farsi sentire, così da facilitare la ricerca di cibo. Al contrario dopo mangiato la pennichella consentiva ai nostri predecessori di rilassarsi per recuperare le energie perdute. La pennichella, peraltro, fa bene al cuore. Degli studiosi greci hanno coinvolto 23mila persone scoprendo che il riposino pomeridiano riduce il rischio cardiovascolare del 34%.

Dal veleno dei serpenti farmaci e prodotti per il... bucato

Il mocassino acquatico - uno dei serpenti più velenosi degli Stati Uniti - potrebbe aiutare a contrastare le malattie cardiovascolari e offrire nuovi principi attivi per… far bene il bucato. È la conclusione di uno studio condotto da Davin Iimoto dell’Università della California. Lo scienziato ha visto che nel veleno del mocassino acquatico (Agkistrodon piscivorus conanti) sono contenute molte sostanze anticoagulanti, che possono essere impiegate per rendere fluido il sangue degli uomini (si pensa alla realizzazione di farmaci per soggetti ipertesi o arteriosclerotici), e per smacchiare, meglio di qualunque altro detersivo, indumenti sporchi di sangue. In particolare Iimoto ha individuato un enzima che si attiva a contatto con determinate sostanze dell'organismo umano. La sua azione è esplicata soprattutto sulle molecole di fibrina, le stesse che consentono alle ferite fresche di trasformarsi in “crosta”, e che finiscono poi per essere completamente disgregate. Scopo del farmaco è quindi rendere il sangue il più possibile fluido, in modo da tenere lontano il rischio di emboli e occlusioni varie a livello circolatorio che potrebbero predisporre a gravi danni cerebrali e cardiaci. Il mocassino acquatico è uno dei serpenti più pericolosi degli Stati Uniti, in particolare dei seguenti stati: Virginia, Florida, Messico, Arkansas. Il veleno del serpente contiene molte proteine e polipeptidi con attività biologica. Conosciute sono le neurotossine che agiscono bloccando la trasmissione degli impulsi nervosi al sistema muscolare. Un altro gruppo di tossine agisce, invece, sulle membrane cellulari. Il rettile è lungo fino a un metro e mezzo e appartiene al gruppo dei crotali. Abile nuotatore, frequenta le paludi, i ruscelli e gli stagni, e si nutre di pesci, anfibi e uccelli.

lunedì 12 ottobre 2009

Vanno, vengono... e qualche volta hanno la forma di una navicella spaziale

Qualche moscovita s'è giustamente preso un colpo quando, qualche giorno fa, puntando gli occhi al cielo, s'è visto una specie di disco volante sopra la testa. In realtà era solo un innocuo gioco di luci e ombre creato dalle nuvole, che hanno composto un disegno del tutto riconducibile alle navicelle spaziali del famoso film "Indipendence Day". "Un particolare effetto ottico provocato da correnti d'aria provenienti dall'Artico - hanno spiegato i metereologi locali. Alcuni ambientalisti, invece, sono convinti che il curioso fenomeno sia una conseguenza dell'inquinamento provocato dalla circolazione automobilistica.

Staminali contro l'ictus

In futuro l’ictus potrebbe fare meno paura grazie a uno studio effettuato da un team di ricercatori del National Institute of Neurological Disorders and Stroke di Bethesda (Usa). Gli scienziati sono riusciti a minimizzare gli effetti dell’ictus tramite la sollecitazione di una molecola chiave in grado di riaccendere cellule staminali neuronali altrimenti in stato di quiescenza. I test sono stati condotti sui topi ma – dicono i ricercatori – non è lontano il giorno in cui potremo procedere anche su organismi umani. Si parte dal presupposto che in seguito a un ictus, la prolungata anossia delle cellule del cervello, può determinare gravi defaillance fisiologiche, alla base di paralisi degli arti e della parola. Con la nuova tecnica messa a punto dagli specialisti Usa, però, questo fenomeno verrebbe meno. Le staminali opportunamente attivate dalla molecola miracolosa andrebbero infatti immediatamente a sostituire le cellule andate perdute. E quindi a ripristinare il normale circolo sanguigno a livello cerebrale. La molecola chiave si chiama Notch. La stessa che entra in gioco anche nei meccanismi legati al buon funzionamento dei muscoli. Ronald McKay, a capo dello studio, spiega a Nature che, in pratica, il fine degli scienziati è quello di dar vita a nuove terapie in grado di consentire a un organismo di autoripararsi senza interventi diretti dall’esterno. Qualcosa del genere sta per essere messo a punto anche in ambito cardiologico. Recentemente studiosi della Tufts University hanno ottenuto interessanti risultati sfruttando la migrazione di cellule staminali provenienti dal midollo osseo.

Italiani sempre più grassi

Sempre più grassi. Questa la fotografia degli italiani effettuata dall'Istituto Superiore di Sanità e diffusa da Coldiretti in occasione dell'Obesity day. L'obesità è un fenomeno distribuito in modo eterogeneo lungo lo Stivale. In meridione pare più spiccato. In particolare la regione con il più alto numero di persone sovrappeso è la Basilicata; seguono Sicilia e Calabria. In Basilicata ha un peso decisamente 'sopra la media' il 34% degli uomini e il 42% delle donne; in Sicilia il rapporto fra uomini e donne è analogo (31%), mentre in Calabria le percentuali sono rispettivamente del 24% e del 38%. Dove quindi si sta un po’ meglio sotto il profilo 'dei chili di troppo' è al nord. In Piemonte la percentuale di persone oversize è del 13% per gli uomini e 15% per le donne; simili i risultati per ciò che riguarda la Sardegna e le Marche. Gli esperti lanciano l'allarme anche perché il problema concerne sempre più spesso i giovanissimi. In particolare, pare che i piccoli italiani, siano fra i più 'ciccioni' d'Europa. Fra i 6 e gli 11 anni, un bimbo su 3 è oversize. E a Milano? Anche nella nostra città la situazione non è particolarmente rosea. Secondo il centro studi sull'obesità dell'Università di Milano sono almeno 4 su 10 i milanesi a dover fare i conti con le taglie forti. E di questi uno è patologicamente malato. In Lombardia circa 25 decessi ogni giorno sono dovuti alle conseguenze dei chili di troppo. È un problema di salute pubblica, ma anche economico. Il centro ricerche milanese fa, infatti, sapere che solo la regione Lombardia deve sostenere una spesa complessiva di oltre 20miliardi di euro ogni anno, per fronteggiare le numerose patologie direttamente o indirettamente legate all'obesità.

domenica 11 ottobre 2009

Virus N1H1: cominciata la corsa all'ospedale

A Milano i nosocomi cominciano a essere presi d'assalto. Il motivo? Il virus A. Ai primi segni d'influenza molti cittadini corrono, infatti, all'ospedale più vicino per essere rassicurati e sapere come comportarsi. In media si recano al pronto soccorso 80 persone al giorno; in questo periodo, invece, il numero è salito a 120. I medici sono dunque pronti con i cosiddetti 'piani di potenziamento', strutture predisposte per far fronte all'emergenza epidemia. "È necessario tenere separati i malati colpiti dalla nuova influenza dagli altri - spiegano gli studiosi del Fatebenefratelli. Nelle ultime due settimane i contagi sono raddoppiati. Colpiti anche i più piccoli. Tra il 28 settembre e il 4 ottobre si sono ammalati 4mila bambini. In questo momento i pazienti lombardi vittime del virus N1H1 sono in totale 11.500. Gli esperti sottolineano l'alta contagiosità del virus, ma dicono anche che non c'è motivo di preoccuparsi perché il suo grado di pericolosità è molto simile (per non dire inferiore) all'influenza stagionale. Nel frattempo ci fanno sapere che da lunedì cominceranno le vaccinazioni. Coinvolti in prima battuta 245mila lavoratori delle aziende sanitarie lombarde. Dopodiché sarà la volta delle forze dell'ordine e degli addetti ai servizi di pubblica utilità.

sabato 10 ottobre 2009

Caccia all'acqua con una bomba sulla Luna

Missione compiuta. Ieri alle 7.33, ora di Cape Canaveral (le 13.33 in Italia), la Nasa ha colpito la Luna con un razzo Centaur, con una potenza pari a una tonnellata e mezzo di dinamite. L'impatto - avvenuto in corrispondenza del cratere Cabeusm, non lontano dal Polo Sud lunare - ha sollevato una nube di polvere e detriti alta una decina di chilometri e creato un gigantesco cratere. Il missile ha centrato il suo obiettivo a gran velocità, seguito dalla navicella madre, la sonda Lcross (da Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), lanciata nello spazio a giugno. "La velocità con il quale il razzo, dal peso di 2.366 chilogrammi ha toccato la Luna, era di 9mila chilometri all'ora - ha rivelato Daniel Andrews, responsabile del progetto Lcross. La sonda madre, prima di schiantarsi, non lontano dal punto di impatto del missile, ha scattato alcune foto per verificare la presenza di acqua sul satellite, ipotizzata recentemente dalla navicella indiana Chandrayaan-1. Ciò è stato possibile grazie a sofisticate attrezzature in grado di leggere la luce a diverse lunghezze d'onda. Il punto dell'impatto non è stato scelto a caso, ma calcolato appositamente: al Polo Sud, infatti, non batte mail il sole e quindi potrebbero esserci dei depositi di ghiaccio nascosti nel sottosuolo. Dalle prime indiscrezioni l'azione del razzo Centaur potrebbe avere determinato il rilascio di una certa quantità di vapore acqueo, la prova dell'esistenza dell'acqua sul nostro satellite. Sulla base dei risultati definitivi, l'uomo deciderà dunque come organizzare il suo ritorno sulla Luna. L'idea, in particolare, è quella di dare vita alla prima base lunare permanente. Secondo alcune previsioni ottimistiche il ritorno dell'uomo sulla Luna potrebbe avvenire per il 2020.

(Pubblicato su Libero il 10 ottobre 09)

venerdì 9 ottobre 2009

UFO ITALIANI

Parola del Centro italiano studi ufologi (Cisu): da anni non si registravano, in Italia, così tanti avvistamenti di 'oggetti non identificati'. Gli avvistamenti sono iniziati a maggio, per raggiungere il culmine durante i mesi di luglio e agosto. Napoli e Roma le città più 'visitate'. In tutto si contano circa 1.500 voli inclassificabili nei nostri cieli. Per arrivare a dati analoghi dobbiamo compiere un salto di 30 anni: nel 1978 ci furono, infatti, 1.900 segnalazioni di questo tipo durante il periodo estivo, record imbattuto. Ma cosa si è visto di eclatante? Un po’ di tutto, affermano i tecnici del Cisu, specialmente durante le ore notturne (l'85% dei casi registrati). Rari i fenomeni diurni (10%), rarissimi quelli che hanno in qualche modo lasciato tracce visibili sul territorio: nelle Marche, per esempio, un oggetto misterioso, immobile a una ventina di metri dal suolo, avrebbe interferito con la centralina di un automobile. Inesistenti gli pseudo contatti con entità 'aliene', fenomeno più volte descritto durante gli anni Settanta. In compenso aumentano le prove relative agli ufo: grazie alla tecnologia, infatti, oggi quasi tutti disponiamo di strumenti in grado di immortalare ciò che accade sopra le nostre teste. Ma vediamo quali sono gli avvistamenti più curiosi avvenuti questa estate, prendendo spunto da un servizio apparso sull'ultimo numero di Focus. È il 17 maggio quando a Villabate (Pa) una signora sta tranquillamente prendendo il sole sul suo terrazzo. Improvvisamente scorge in cielo un corpo discoidale giallo, grande come un elicottero, che emette delle strane luci e compie dei movimenti inconsueti per un oggetto volante. Ha appena il tempo di avvertire una vicina che l'ufo scompare a gran velocità. Il 12 giugno una lunga striscia luminosa disegna i cieli della Puglia. L'ufo viene avvistato anche in Montenegro e in Grecia. Quasi sicuramente, però, si tratta di una meteora. Il 22 giugno è la volta di un avvistamento ad Ariano Irpino (Av). Qui il protagonista è un giovane svegliato di colpo da un rumore assordante, riconducibile a quello di un aereo che precipita. Corre alla finestra e osserva allibito un oggetto ovale a circa 40 metri dal davanzale. Chiama il padre che lo raggiunge prendendo atto dell'insolito fenomeno: il disco nel frattempo si è allontanato a circa 200 metri. Trascorre poco più di un minuto e infine l'ufo scompare dietro ad alcune colline. Il 3 luglio, a Bolzano, un pilota di aerei da diporto, nota nei pressi dell'aeroporto cittadino una specie di disco volante di 20-25metri di diametro. Emana una luce rossastra: la sua distanza da terra è stimata intorno ai 700metri. Per cinque minuti rimane immobile, poi, all'improvviso, decolla in verticale a gran velocità, si pensa intorno ai 10.800km/h. Davanti a simili descrizioni di avvistamenti di ufo, non si può che rimanere esterrefatti, tuttavia gli esperti del Cisu sono convinti che spesso le persone si lasciano facilmente suggestionare, scambiando oggetti normalissimi per 'oggetti non identificati'. È il caso, per esempio, delle 'lanterne cinesi', una moda scoppiata da poco in Europa e riguardante piccole mongolfiere lanciate in aria durante le feste. Alte non più di un metro presentano alla base un piccolo telaio e una piastrina infiammabile di paraffina che - una volta accesa - consente alle "sky lanters" di guadagnare quota, inducendo a credere che si tratti della nuova navicella di ET. In realtà il boom di avvistamenti di Ufo non è un fenomeno verificabile solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, per esempio in Inghilterra. Secondo il ministero della difesa britannico durante i primi sei mesi del 2009 ci sono state 231 segnalazioni di oggetti volanti non identificati (contro i 135 complessivi del 2007 e i 97 del 2006). Anche qui ci si è spesso trovati di fronte a fenomeni inspiegabili.

giovedì 8 ottobre 2009

Il gemello di "Stonehenge"

Stonehenge - celebre tempio megalitico inglese - ha (o meglio aveva) un 'gemello' a poche centinaia di metri di distanza. È il risultato di uno studio compiuto da scienziati dell'Università di Sheffield guidati da Mike Parker-Pearsons. I ricercatori hanno riportato alla luce un nuovo sito archeologico battezzato Bluestonehenge risalente al 3mila a.C., un luogo sacro nella piana di Salisbury, 2,8 chilometri più in là di Stonehenge. A differenza del celebre megalite, però, non sono più presenti i massi, che anche qui erano disposti in modo circolare, disegnando un diametro di 10 metri. I massi - alti 2 metri e pesanti 4 tonnellate ciascuno - erano costituiti da dolerite, una roccia vulcanica dai riflessi bluastri, proveniente dalle Preseli Mountains, montagne del Galles a 350km di distanza. Probabilmente furono smantellati 4.500 anni fa per realizzare le due mezzelune di 80 pietre blu che ancora oggi contraddistinguono il tempio di Stonehenge. L'antico luogo megalitico era circondato da un fossato e un terrapieno. Ma qual era lo scopo di Bluestonehenge? Secondo Parker-Pearsons "era il luogo di cremazione dei defunti prima che le loro ceneri venissero sepolte a Stonehenge".

mercoledì 7 ottobre 2009

"Heartscore": per prevenire le malattie cardiache con dieci anni di anticipo

Prevenire gli attacchi cardiaci, infarti e ictus, con dieci anni di anticipo. Un sogno che potrebbe diventare realtà grazie a un nuovo software approntato recentemente dagli studiosi della Società Europea di Cardiologia (Esc) e scaricabile direttamente da internet. Il programma è stato concepito perché tutti ne possano usufruire: l’originale copia in lingua inglese è stata infatti tradotta nelle 24 lingue parlate in Europa. Battezzato HeartScore si tratta di un software che assembla fattori di rischio individuali come pressione sanguigna, livelli di colesterolo e fumo - oltre all’età e al sesso del paziente - per delineare un profilo di rischio personalizzato. I dati raccolti vengono in seguito messi a confronto con quelli ricavati da 210mila pazienti analizzati nel corso di dodici studi europei. Sottolineano i ricercatori che a differenza delle tradizionali tabelle di rischio, che indicano un rischio totale, il programma consente a medici e pazienti di visionare fattori di rischio che cambiano. Pertanto se un individuo smette di fumare, le conseguenze – per esempio la minore probabilità di subire un infarto - vengono registrate nel programma. Inoltre con Heartscrore verrebbero evidenziati i benefici derivanti da eventuali interventi, e le indicazioni da seguire per cambiare determinate abitudini comportamentali e alimentari. Secondo le dichiarazioni di Jean - Pierre Bassand (nella foto, a sinistra), presidente dell’Esc “HeartScore è uno strumento eccellente per aiutare i medici a prevedere e discutere meglio i fattori di rischio con i loro pazienti. Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di decesso in Europa, e quel che è peggio che per la maggior parte sarebbero prevenibili o quanto meno ritardabili con miglioramenti nello stile di vita”. Le malattie cardiovascolari uccidono in tutto il mondo 12milioni di persone all’anno e in Europa sono responsabili di oltre la metà dei decessi al di sopra dei 65 anni. La loro incidenza varia in modo allarmante da un paese europeo all’altro: in Francia muoiono prematuramente di cardiopatie quattro persone su 10mila, mentre in Lettonia il tasso di mortalità al di sotto dei 65 anni è sei volte maggiore. In Italia sono responsabili del 44 % di tutti i decessi. In particolare la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte nel Belpaese rendendo conto del 28% di tutte le morti, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. HeartScore è il risultato del lavoro dei ricercatori del Research Centre for Prevention and Health presso la Glostrup university Hospital in Danimarca.

SEI MESI DOPO 'LA BOTTA'

Sono passati sei mesi dal potente terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo ad aprile provocando 703 vittime. Lentamente si sta tornando alla normalità. I bambini hanno da poco ripreso le scuole e i lavori di ricostruzione proseguono ininterrottamente. Non mancano le polemiche, tuttavia ad avere la meglio è il sincero desiderio di lasciarsi definitivamente alle spalle 'la botta' (così gli scolari ricordano l'evento sismico), per ricominciare a vivere. Subito dopo le scosse di terremoto si contavano 80mila sfollati; oggi questo numero è drasticamente sceso: siamo, infatti, a quota 32mila. Le persone costrette a vivere ancora in condizioni disagevoli, vengono quotidianamente assistite dalla Protezione civile. Gli sfollati sono distribuiti fra alberghi (16mila), case private (9mila) e tende (7mila). Le tendopoli presenti in questo momento sono 73. Buone, comunque, le prospettive per la fine dell'anno. Secondo lo speciale piano C.A.S.E. entro dicembre, diverranno agibili 4.700 appartamenti, che si andranno ad aggiungere ai 500 appena consegnati dallo Stato presso le località di Bazzano e Cese di Preturo. La consegna è avvenuta in presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato che "stiamo riuscendo in un miracolo". Lo appoggia il prefetto Franco Gabrielli affermando che "il progetto C.A.S.E. sta andando bene", anche se la ricostruzione degli edifici danneggiati è più lenta del previsto. Altrettanto complicato è il discorso relativo alla ripresa economica dei paesi colpiti dalla calamità naturale. In questo caso gli analisti affermano che ci vorranno almeno dieci anni prima che il motore economico possa riprendere il suo cammino. Regna il caos anche per ciò che riguarda l'aspetto ambientale. Sotto questo punto di vista L'Aquila è letteralmente ferma al 6 aprile, e anche molti altri centri patiscono questa situazione. Nel capoluogo abruzzese ci sono cumuli di macerie ovunque. Secondo l'assessore comunale all'Ambiente Alfredo Moroni per smaltirle tutte ci vorranno almeno 5 anni e circa 60milioni di euro. Intanto ci si sta dando da fare per potenziare le aree destinate ad accogliere calcinacci e detriti. Ieri s'è fatto chiarezza durante il consiglio comunale, nonostante le polemiche sollevate dal consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini, convinto che "il consiglio regionale è stato scavalcato". Gli occhi sono puntati, per esempio, sul sito di deposito dell'ex Teges a Paganica. La piazzola ha una superficie di 10mila metri quadrati, e ha già accolto quasi 5mila tonnellate di macerie. Ma sono stati individuati anche altri 6 punti strategici dove 'spedire' tutto ciò che non serve più. A questo punto molti si chiedono se si potranno in futuro evitare tragedie come questa. In realtà non sarà possibile (nonostante la lungimiranza di personaggi come Giampaolo Giuliani, tecnico del Laboratorio del Gran Sasso, che aveva previsto la forte scossa sismica). Un team di studiosi riunitesi proprio a L'Aquila qualche settimana fa, ha chiaramente spiegato che l'uomo non dispone ancora di mezzi realmente in grado di prevedere una scossa simsica. In particolare Thomas Jordan, direttore del Centro sismologico della California del Sud, è intervenuto dicendo che "non è possiible, soprattutto, fare previsioni a breve termine". Si possono però fare previsioni a lungo termine basandosi sul susseguirsi di piccole scosse, alte presenze di radon nell'aria, mutamenti dei campi elettromagnetici. "Questo tipo di previsioni sono certamente più attendibili - dice Jordan. Sull'argomento è intervenuto anche Paolo Gasperini , docente di Geofisica presso l'Università Federico II di Napoli, affermando che "la faglia di Paganica è ancora poco conosciuta e non si può sapere quanta energia sia stata rilasciata durante il sisma del 6 aprile scorso". Tradotto: impossibile dire se e quando ci saranno nuovi terremoti di questa entità.

(Pubblicato su www.milanoweb.com)

martedì 6 ottobre 2009

Una pillola contro la celiachia

Una nuova speranza per i tanti italiani colpiti dalla celiachia, malattia autoimmune che determina un'intolleranza cronica al gluntine, e quindi l'imposibilità di nutrirsi con alimenti comuni come il pane e la pasta. Entro due o tre anni dovrebbe entrare in commercio una semplice pillola in grado di annullare gli effetti nocivi del glutine. La notizia è stata diffusa dal presidente del comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia (Aic), Umberto Volta. Lo scienziato dice che si è già arrivati alla fase due delle sperimentazioni sull'uomo, e che fra poco (dopo la fase III) si potrà procedere su larga scala. Il farmaco è stato isolato per la prima volta quattro anni fa. La sua prerogativa è quella di bloccare la permeabilità intestinale provocata dal glutine, agendo su una proteina specifica detta 'zonulina'. I riceratori sono ottimisti, tuttavia segnalano che la pillola non sostuitirà la dieta tradizionale dei celiaci. Ma i malati per brevi periodi - a seconda delle necessità - potranno mangiare come tutti gli altri.

lunedì 5 ottobre 2009

Y2Y: dallo Yukon al Parco di Yellostone per salvaguardare il cammino degli animali

Un lungo sentiero privo di ostacoli in grado di unire le lande desolate dello Yukon, in Canada, alle montagne rocciose del parco di Yellowstone in Montana e Idaho. È lo scopo di un ambizioso progetto americano, battezzato Y2Y, e coinvolgente numerosi enti e strutture universitarie statunitensi, per consentire agli animali di muoversi agevolmente all’interno dei propri habitat naturali. Lo zoologo Michael Proctor, dell’Università di Alberta, parla di “connessione funzionale”, per definire le varie parti di territorio che si intendono mettere in comunicazione tra loro, favorendo gli spostamenti della fauna. Alla base del progetto, la consapevolezza che gli originali habitat degli animali sono sempre più frammezzati. Da una parte ci sono le città che espandendosi rubano spazio alle foreste, dall’altra la formazione di microisole ecologiche all’interno delle metropoli stesse, che danno sempre più spesso ospitalità a specie selvatiche. Esempi in tal senso ce ne sono numerosi. Un coyote rinvenuto per le stradine del Central Park di New York; un orso scoperto far razzie per le strade trafficate del New Jersey; un tacchino selvatico ad Harlem; venti vitelli marini al largo della costa orientale di Staten Island; alci e cervi nelle periferie di molte altre grandi città. Ma come intendono gli studiosi unire fra loro “ecologicamente” due territori così distanti come lo Yukon e il parco di Yellowstone? Attraverso particolari infrastrutture – dicono i ricercatori – come cavalcavia, sottopassaggi, recinzioni. In questo modo si intende, dunque, creare un lungo e omogeneo percorso naturale percorribile esclusivamente dagli animali. I cavalcavia, progettati in modo che sembrino naturali, impedirebbero a molte specie faunistiche di ritrovarsi senza accorgersi su una corsia dell’autostrada. Sentieri controllati da videocamere permetterebbero di seguire gli spostamenti degli animali più a rischio di estinzione. E poi ancora si pensa di realizzare terrapieni per bloccare l’inquinamento acustico di trafficate vie stradali e ferrovie; e sottopassaggi che i puma e gli orsi bruni sembrano apprezzare in modo particolare. Per quanto riguarda infine gli animali che finiscono uccisi dai treni, l’accesso ai binari può essere controllato impiegando pannelli chiodati in prossimità delle stazioni. L’idea degli statunitensi è stata messa in pratica anche in altre località. In Australia, in Costa Rica, e in India. In quest’ultimo caso, in particolare, lo scopo è quello di facilitare gli spostamenti di animali a forte rischio di estinzione come le tigri. Un ultimo appello è rivolto a turisti e appassionati di mountain bike. Campeggiare nei sottopassaggi o valicare i cavalcavia destinati agli animali renderebbe del tutto inutile il lavoro dei progettisti di Y2Y.